Apr 24 2017

Carul Mare: înainte de ieri, azi și după mîine

Vitalie Sprînceană

Asterismul Carul Mare așa cum arăta 100 000 ani în urmă, cum arată acum și cum va arăta peste 100 000 ani.

Sursa: Marcus Du Sautoy, The great unknown: seven journeys to the frontiers of science. (Viking, 2017).


Feb 14 2017

Factory Girl (2006)

Vitalie Sprînceană

Un film destul de decent despre o femeie, Edie Sedgwick, care e prinsă între doi bărbați faimoși: Andy Warhol (care o transformă într-un fel de superstar pop) și Bob Dylan (care dispune de ea, într-un mod similar – ca un instrument prin care își afirmă eog-ul artistic) și care ajunge să fie abandonată de ambii…
Mie mi-a amintit pe alocuri de mitul Pygmalion.


Feb 13 2017

Ziua Radioului

Vitalie Sprînceană

E ziua radioului azi și e un prilej de amintiri: ani la rînd (vreo 15) am ascultat Radio Moldova (la radio prin fir – așa-zisa радио точка. Azi la ședința operativă a primăriei aflu că au rămas încă în oraș vreo 23 mii de astfel de conexiuni)… Teatrul radiofonic, povestea de seară, o melodie pentru tine, modern club 805 – erau nume de emisiuni pe care le așteptam cu nerăbdare.
Pe urmă, la Sofia, student fiind, am ascultat Radioul public bulgar – BNR (și ceva radio rock)..
Întors în Moldova am ascultat în temei RFI, BBC Moldova (unde am avut și o scurtă încercare de a lucra, din care n-a rămas nici măcar o urmă pe internet în arhiva redacției în limba română)  și Radio Moldova. O perioadă foarte scurtă am ascultat Nashe Radio, unde se dădea rock rusesc, dar pe urmă l-au închis.
În America am ascultat NPR (National Public Radio), BBC și, pe internet, cîteva radio-uri franțuzești: France Info, France Culture, RFI, Rock FM (București și Moskova)…
Acum ascult France Info, France Culture, Deutschland Radio Kultur, Ekho Moskvy, BBC, FIP, uneori Radio Moldova Actualități…(și mai multe emisiuni de la alte posturi de radio, în temei pe net).
De fiecare dată cînd călătoresc undeva, pornesc radioul și ascult stațiile locale (chiar dacă nu înțeleg limba)…Așa am ascultat radiouri suedeze, macedonene, croate, italiene, daneze, spaniole, poloneze etc.
Iubesc radioul…

Nostalgia mea cea mai mare este radioul prin fir.
La radio prin fir ascultam meciurile echipei naționale de fotbal (televizorul alb-negru “Рекорд В-312” ni se stricase  pentru că curentul electric se deconecta din două în două ore iar uneori nici tensiunea nu era suficientă). Dintre meciurile memorabile, țin minte că am ascultat unul în 1995 între Moldova-Bulgaria și care s-a jucat pe stadionul Republican…(Bulgarii tocmai veneau după mondialul din America pe care îl văzusem și am ascultat cu sufletul la gură întreg meciul).
Tot la radio prin fir părinții ascultau seriale mexicane populare de genul Alondra – le dădeau atunci și la tv și la radio. Era satul pustiu ca la război cînd se dădeau filmele astea.
O altă chestie fascinantă legată de radioul prin fir era că acesta lucra o vreme chiar și după ce se deconecta energia electrică așa că puteam asculta și pe intuneric, la lumina lămpii de gaz sau a candelei de ulei.


Jan 3 2017

John Berger (1926-2017)

Vitalie Sprînceană

Cînd moare un om mare, îi rămîne opera.


Dec 25 2016

Abecedario moldavo: S come SOCIETÀ CIVILE

Vitalie Sprînceană

Ultimul articol din seria de discuții cu Francesco Brusa, despre societatea civilă. Originalul se găsește pe balcanicaucaso.org.

La lettera S di uno speciale abecedario, dedicato ai 25 anni dall’indipendenza della Moldavia. L’opinione di Vitalie Sprinceana, sociologo e giornalista per Platzforma.md

La cosiddetta società civile, se pensiamo soprattutto alle ONG e alle varie associazioni a metà fra pubblico e privato, è un settore consistente in Moldavia. Inoltre, si è da poco concluso un ciclo di proteste sorprendentemente duraturo e partecipato. Qual è lo “stato di salute” della società civile nel paese? Quali sono i suoi maggiori punti di forza e quali invece gli elementi che tendono a dividerla?

Forse è possibile distinguere due differenti “livelli” di società civile in Moldavia. Da una parte c’è ovviamente la società civile in generale, che corrisponde alla popolazione moldava nel suo complesso e nei suoi momenti di esposizione pubblica (come le proteste dello scorso anno). Dall’altra è presente un’accezione maggiormente specifica del termine, più o meno quell’area grigia fra pubblico e privato in cui operano per esempio le ONG, che è stata sostanzialmente importata durante negli anni ’90.

Può apparire magari curioso, ma già un decennio prima del crollo dell’Unione Sovietica esistevano manifestazioni e dibattiti spontanei su temi come quello dell’ecologia, esistevano concezioni artistiche alternative… eppure nessuna di queste si definiva come parte della “società civile”. Si tratta dunque di un concetto che si è originato e si è diffuso dopo l’indipendenza, soprattutto con l’afflusso di soldi e istituzioni occidentali. E a mio modo di vedere proprio la sua dipendenza da finanziamenti esterni, che è ancora attuale, ne costituisce anche la maggiore debolezza.

Le associazioni rischiano di essere completamente asservite ad agende politiche internazionali, finendo col perdere di vista il contesto e col farsi portatrici (più o meno consapevoli) delle ideologie di mercato più aggressive. Trovo infatti sintomatico che in questi 25 anni gli sforzi della società civile si siano focalizzati quasi esclusivamente sulla riforma dello stato, tralasciando appunto l’area della finanza e del mercato. Il risultato è che la Moldavia ha ora un apparato di leggi certo molto avanzate ma allo stesso tempo soffre cattive pratiche di business: ci sono monopoli in svariati settori, la concorrenza è spesso sleale e arriva fino all’intimidazione fisica, etc. In più, nel nome del cambiamento, lo stato viene sempre più decentralizzato e reso flessibile, erodendo il sistema di welfare. La società civile cioè si è trasformata in un’alleata del mercato contro lo stato.

Tuttavia è chiaro che esistono anche aspetti positivi. L’impegno di parte della popolazione nel “terzo settore” ha creato un capitale creativo che si sta diffondendo anche al di là dell’ambiente delle ONG. Soprattutto in contesti più ristretti come quelli dei villaggi stanno nascendo iniziative autonome e originali, che spesso riguardano il cambiamento del tessuto urbano e comunitario.

Proprio su questo terreno si giocano secondo me anche le potenzialità della società civile in senso lato, che ha recentemente attraversato una fase importante con le proteste e l’acampada cittadina in seguito al furto dalle casse dello stato. Mantenere le tende in piazza per un periodo così lungo è stato qualcosa di sorprendente. Inoltre, non solo gli accampamenti hanno resistito in un clima molto ostile da parte dei media e dei politici ma anche hanno visto una grossa solidarietà trasversale della popolazione (c’erano offerte di soldi e cibo, si è riuscito a preservare sempre l’ordine sufficiente…). Tuttavia, è mancata una visione strategica nel lungo termine che riuscisse a coinvolgere altre zone oltre al centro della capitale. Gli organizzatori si sono preoccupati più di apparire in televisione che di elaborare piani per allargare la partecipazione, rendendola più aperta e democratica. Ma soprattutto non hanno mostrato alcuna volontà di lavorare sul territorio, di immaginare metodi di protesta che potessero coinvolgere la aree rurali (c’è stata partecipazione dai villaggi, ma a tutti veniva comunque chiesto di arrivare a Chișinău).

Il risultato dunque è stato quello di “raffreddare” l’energia della società civile: rispetto a un anno fa la popolazione appare certamente più stanca e disillusa, senza alcuna spinta a impegnarsi nella vita pubblica. Verrebbe da dire che alla fine le proteste hanno fatto un grosso favore allo status-quo. Abbiamo però certamente assimilato nuovi strumenti per creare comunità, che potranno tornare utili per il futuro.


Dec 25 2016

Abecedario moldavo: R come RUSSIA/ROMANIA

Vitalie Sprînceană

Încă un articol din seria discuțiilor cu prietenul Francesco Brusa, al doilea. De data aceasta despre Rusia/România și discuțiile geopolitice în societatea moldovenească. Originalul e pe balcanicaucaso.org. 

La lettera R di uno speciale abecedario, dedicato ai 25 anni dall’indipendenza della Moldavia. Un’intervista a Vitalie Sprinceana, sociologo e giornalista per Platzforma.md

La divisione fra Russia e Romania, in quanto distinte sfere di appartenenza identitaria, è una frattura che riemerge in molti ambiti della società moldava, spesso anche solo come quadro interpretativo. Quali sono le conseguenze di tale divisione? È possibile distinguere in essa “fatti storici” da altri elementi, che invece magari rappresentano esagerazioni o “miti” tesi a perseguire determinate politiche (per es. quelle unioniste)?

La polarizzazione frequente in molte dinamiche della società e politica moldave fra Russia, da un lato, e Romania (spesso intesa come passaggio per entrare nell’Unione Europea) dall’altro, è in qualche modo una falsa polarizzazione. Russia e Romania sono infatti due facce della stessa medaglia, ovvero l’insistere nella ricerca di legittimità e soluzioni al di fuori del territorio nazionale per quelle che sono in definitiva delle problematiche interne. Si tratta di una sorta di “escapismo”, di fuga dalla realtà.

È innegabile che la Moldavia abbia fatto parte di entrambe queste esperienze storiche e, pur generalizzando molto, in tutt’e due i casi si è trattato di un contatto violento e ambivalente dal punto di vista della popolazione moldava. Senza ombra di dubbio il regime sovietico ha esercitato un ruolo oppressivo ma allo stesso tempo non si possono negare le conquiste raggiunte nell’area in quel periodo, come l’industrializzazione e l’alfabetizzazione di massa. Così la Romania ha introdotto per prima una riforma agraria nella zona ma d’altra parte trattava la Moldavia come una colonia arretrata, senza una chiara linea di sviluppo locale. È possibile allora mantenere un approccio che combini tutte queste contraddizioni? La realtà è che troppo spesso si tratta di discorsi faziosi e sbilanciati: si prendono solo i lati positivi o negativi di una delle due parti per avvallare la propria posizione.

Credo invece che la storia non sia in alcun modo un giudice per dirimere la questione. Non esiste alcuna motivazione razionale che può far decidere la Moldavia per un polo o per l’altro. Insisto, sia le spinte pro-Russia che quelle pro-Romania cui assistiamo oggi sono sintomi della stessa “malattia”, ovvero la mancanza di coraggio e di un’idea di futuro per questo paese.

È vero che discorsi simili possono anche sortire un effetto benefico per la società moldava, poiché cercano di connettere la comunità a un insieme più grande, allargandone gli orizzonti. Ma, d’altra parte, diventano discorsi “tossici” nel momento in cui minano qualsiasi tentativo di costruire qualcosa nel qui ed ora, nel territorio che per un motivo o per l’altro oggi costituisce la nostra nazione. Inoltre, si tratta di tensioni che prendono come riferimento dei termini sostanzialmente immaginari: né la Russia né la Romania hanno la concreta volontà politica o le capacità economiche per prendersi sulle spalle la situazione moldava.

In questo, c’è stato una sorta di “tradimento” da parte della classe intellettuale nei confronti della popolazione. Ci si è concentrati su problematiche di carattere culturale e storico, cercando di fornire una nuova identità alla nazione dopo l’indipendenza e si è finito con l’ignorare completamente i bisogni più urgenti e materiali. Il fatto è che la Moldavia è già perfettamente integrata in un sistema geopolitico ed economico più ampio, ed è integrata come periferia. Nulla, né un’eventuale connessione con l’Unione Europea né una maggiore vicinanza con la Russia, può al momento cambiare questo suo “status”. Credo che la strategia da utilizzare sia pertanto cercare di trarre il massimo beneficio possibile da tale posizione intermedia, essere una cerniera fra due mondi. Ma, a livello internazionale, la Moldavia è uno stato debole e deve esserne sempre consapevole. Inutile combattere russi o rumeni immaginari: occorre costruire una nuova società con più equilibrio fra pubblico e privato di quella attuale.


Dec 11 2016

Abecedario moldavo: C come CHIESA ORTODOSSA

Vitalie Sprînceană

Am vorbit, cu prietenul Francesco Brusa, despre biserică și religie în Moldova. Discuția noastră a apărut pe portalul balcanicaucaso.org.

La lettera C di uno speciale abecedario, dedicato ai 25 anni dall’indipendenza della Moldavia. Un quadro sul ruolo della Chiesa ortodossa nel paese da parte di Vitalie Sprinceana, sociologo e giornalista per Platzforma.md (Francesco Brusa).

Il fenomeno religioso in Moldavia sembra essere pieno di contraddizioni: se prima dell’indipendenza il paese era ufficialmente ateo, poco dopo circa il 90% della popolazione si dichiarava di fede ortodossa. Le ultime ricerche rivelano invece una crescente disaffezione verso la Chiesa, eppure quest’ultima è capace di dare vita a poderose manifestazioni (come i cortei anti-LGBT). Il richiamo ai valori religiosi gioca un ruolo importante a livello politico, se prendiamo ad esempio il Partito Socialista. Abbiamo chiesto al giornalista e sociologo Vitalie Sprinceana come si spiegano tali contraddizioni e come si riflettono nella società moldava.

“Inizierei con una proposizione paradossale: affermare che prima dell’indipendenza la Moldavia fosse una nazione atea non significa dire che non fosse una nazione religiosa.

Da una parte infatti l’interpretazione del marxismo compiuta dall’Unione Sovietica aveva caratteristiche strutturali molto simili a quelle di una religione. Basti pensare al modo in cui il potere si autolegittimava e al modo in cui la sua ideologia spiegasse qualsiasi dinamica storica o sociale. Dall’altra parte, la religione vera e propria, intesa come insieme di pratiche e culti condivisi, è riuscita a conservarsi all’interno del corpo sociale anche sotto il periodo del dominio sovietico. In tal senso la ‘resilienza’ della campagna moldava ha giocato un ruolo fondamentale: il rito battesimale veniva praticato clandestinamente durante le ore notturne, a volte attraverso le frequenze di Radio Free Europe era possibile captare delle funzioni ortodosse dalla Francia, etc.

Ecco perché quello che è successo negli anni ’90, con la quasi totalità della popolazione che è tornata a proclamarsi ortodossa, non è così spettacolare come può sembrare a prima vista. Un senso di religiosità molto vivo e diffuso era ancora presente in Moldavia e si è semplicemente canalizzato nell’istituzione ecclesiastica, che in quel momento non era più bandita od ostacolata da parte dello stato. D’altronde, sempre negli anni ’90, si è verificata un’esplosione di spiritualità alternativa (addirittura sulle televisioni nazionali c’era un programma condotto da due sensitivi molto popolari all’epoca): ciò che i sociologi chiamano ‘desiderio di mistero’.

Tuttavia, se le continuità con il passato sono molte è altrettanto vero che con il crollo dell’Unione Sovietica la situazione è mutata, e non di poco. Innanzitutto, bisogna domandarsi se la Chiesa Ortodossa di oggi sia ancora la stessa istituzione che il comunismo ha combattuto negli anni ’50. Ora l’accento è molto più spostato sulla responsabilità e sulla religiosità individuali piuttosto che sul sentimento di collettività com’era un tempo. Gli stessi approcci al culto da parte dei cittadini sono di gran lunga più variegati e maggiormente spostati verso la sfera del privato che in passato. Poi, come accennavo, il fatto di essere stata perseguitata durante l’Unione Sovietica (cosa comunque parzialmente vera, poiché a un certo punto si è arrivati a un compromesso) ha permesso alla Chiesa di godere subito dopo l’indipendenza di forte legittimità e ampio prestigio presso la società.

In quel momento il senso di disorientamento della popolazione ha fatto sì che la Chiesa Ortodossa potesse diventare il punto di riferimento simbolico di molti valori (la solidarietà, la connessione con il passato e i propri antenati, una visione di comunità collettiva non nazionalistica…). In poche parole, la Chiesa è diventata sinonimo di tradizione e questo la rende all’oggi l’istituzione in cui il popolo moldavo ripone ancora la maggiore fiducia, ricavando da essa anche un senso e una promessa di stabilità che non può trovare altrove.

Ecco che allora – a mio modo di vedere – la religione in Moldavia è una sorta di ‘moneta di scambio simbolico’ molto potente, che fornisce legittimità a varie interazioni sociali. Se infatti andiamo ad analizzare più nel profondo, vediamo come questo paese si dichiara e sembra più religioso di altri nella stessa area, ma i numeri di chi frequenta effettivamente le funzioni sono invece simili alle regioni contigue. La religione in Moldavia, insomma, gioca un ruolo più grande della religione stessa.

Proprio per questo credo che non sia così influente a livello politico. Le relazioni con i partiti e con alcuni dei loro esponenti ci sono, chiaramente, ma sono magari dettati dal ‘timore’ piuttosto che dalla volontà di voler far approvare una particolare agenda. La Chiesa Ortodossa ha senz’altro partecipato a tutto il processo di redistribuzione di beni economici post-indipendenza ed è rimasta invischiata in casi di corruzione o illeciti. Per questo deve intrattenere buoni rapporti con il ceto dirigente per evitare episodi che possano minare la sua credibilità.”